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Scrivendo sulla spiaggia

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MI ASCOLTO NEL PROFONDO ...nuove riflessioni...

 

Abbiamo sempre un fiume di pensieri in testa, che non si arrestano… se non quando, volutamente, entriamo in meditazione e portiamo il silenzio nella mente o quando siamo intenti a svolgere un'attività che ci appassiona e che ci impegna particolarmente, come un’attività creativa o lavorativa. Allora siamo completamente immersi nel presente e non ci rendiamo nemmeno conto che la mente diventa praticamente silenziosa, siamo focalizzati, concentrati solo su ciò che stiamo facendo. Negli altri momenti, però, ci sono pensieri che si muovono e vagano nella testa e nella maggioranza dei casi non ne abbiamo consapevolezza. 


Se proviamo, proprio ora, a prestare ascolto alla mente, ci rendiamo conto che esiste qualcosa di simile ad un continuo borbottio, ad un brusio di pensieri e impressioni poco decodificate, poco chiare. Alcuni pensieri principali, ai quali prestiamo attenzione consapevole, sono relativi a qualche evento accaduto, a qualcosa che dobbiamo fare, a una situazione particolare e sono quindi già entrati nella dimensione cosciente del ragionamento, ma prima di questo stadio c'è tutta una serie di pensieri e di impressioni, anche vaghi, che non arrivano alla coscienza e che permangono ad un livello inconscio. 


Questi pensieri, che possiamo considerare “nascosti” e  poco consapevoli, poco evidenti, sono quelli che restano inosservati dalla nostra mente cosciente, in maniera voluta o non voluta, ma che vanno a creare uno stato emotivo e sentimentale di sottofondo che ci caratterizza e che influisce profondamente sulla nostra esistenza e sul nostro stato di salute corporea. Tutti questi pensieri, emozioni, sensazioni e sentimenti, se non vengono portati alla luce, ascoltati e osservati con attenzione, ma senza giudizio, alla lunga possono dare origine a una somatizzazione corporea. Sono solitamente riconducibili a impulsi e stimoli generati dalla nostra mente inconscia, pensieri e attitudini che vengono creati per proteggerci e salvaguardarci da eventi o situazioni che, secondo la nostra esperienza di vita, potrebbero causarci delle difficoltà o dei danni. Possiamo quindi dire che abbiamo in noi un sistema automatico di protezione, che genera delle reazioni immediate agli eventi che viviamo. Quando entriamo in contatto con una situazione o con un'azione e automaticamente rispondiamo con una reazione poco consapevole, generata immediatamente dalla nostra parte inconscia, siamo all’interno di uno schermo protettivo, che ci impedisce, secondo il nostro inconscio, di procedere verso una situazione di sofferenza ulteriore.


Questi meccanismi automatici discendono dalla nostra esperienza passata e possono quindi non essere più attuali, non più adatti a noi, alla persona che siamo oggi. In larga parte sono stati generati nell’infanzia e nella prima adolescenza e ancora si ripetono in maniera schematica, come protezione, nella nostra età adulta. Ma più che proteggerci, tante volte ci mettono in una condizione di non cambiamento, di non crescita, quindi non sempre sono favorevoli alla nostra evoluzione e nel momento in cui questi meccanismi si vanno a scontrare con i desideri dell'anima, che invece vuole fare nuove esperienze, vuole evolvere e vuole crescere, allora, si crea una situazione di dissonanza e di contrasto tra ciò che l'inconscio ci limita e ciò che invece l'anima vorrebbe fare e sperimentare e molte volte, nel tempo, in risposta a questo disaccordo subentra il dolore fisico, il malessere, la malattia. E’ quindi molto importante riuscire a darsi ascolto nel profondo, per individuare i pensieri e le sensazioni più latenti, osservarli senza giudicare e dargli voce. 


Per attuare l’ascolto profondo sono necessari tre ingredienti: 

  • il primo è il desiderio e la volontà di ascoltarsi veramente con apertura di cuore e amore verso noi stessi;

  • il secondo è essere estremamente trasparenti e sinceri: non ci stiamo mettendo di fronte a un'altra persona, non dobbiamo avere il timore di essere valutati, giudicati, criticati, ma ci stiamo aprendo a noi stessi e in questa fase di ascolto dobbiamo veramente lasciar cadere ogni maschera, ogni ruolo, ogni aspettativa, ogni idea di dover essere in un modo invece che in un altro;

  • il terzo è ascoltare direttamente il corpo, portando la nostra consapevolezza e attenzione a eventuali dolori, disagi, malesseri che si presentano in relazione a un determinato pensiero; lì noi possiamo portare tutta la nostra attenzione amorevole, con apertura di cuore.


Tramite la pratica di ascolto profondo, che passa attraverso il corpo, accade che noi finalmente portiamo consapevolezza a tutte le situazioni disarmoniche che si stanno già esprimendo in forma corporea, quindi facili da individuare e che altrimenti cercheremmo di non osservare. Invece, nel momento in cui accogliamo un sintomo fisico, stiamo aprendo il cuore e stiamo avviando la possibilità di sciogliere il disagio e la situazione che l'ha generato.

Una volta individuato e ascoltato il sintomo, possiamo provare ad avviare un dialogo, chiedendo al sintomo e chiedendo a noi stessi cosa ci sta impedendo di fare, da cosa ci sta proteggendo e difendendo, cosa potremmo fare se non lo avessimo manifestato (ricordiamo che è il nostro stesso corpo che ha generato il sintomo, in risposta ad uno stimolo dissonante). Dando attenzione, ascolto e amore alla manifestazione fisica, piano piano avviene una trasformazione che dal piano corporeo va a sciogliere e cambiare anche le espressioni emozionali e di pensiero che l'hanno originato e da lì si attiva un processo di consapevolezza e guarigione.

La pratica di ascolto profondo e dialogo consapevole, oltre a darci un beneficio fisico ci porta anche a migliorare tutto il nostro modo di interagire col mondo, con le persone e con gli eventi, con ciò che succede fuori di noi e ci aiuta e abitua a vivere ogni cosa con il giusto distacco, ad essere osservatori, a non farci catturare in maniera emozionale e reattiva dagli eventi, per gestire meglio le relazioni, per essere più sereni e felici, per individuare quella via che ci può portare a una maggiore esperienza di felicità e a un migliore rapporto con le altre persone. Quella via, però, parte solo da noi e ogni volta che cerchiamo la felicità o i buoni rapporti attraverso il cambiamento dell'altro, quindi di qualcuno esterno a noi, non siamo sulla strada giusta: possiamo raggiungere la serenità o rapporti soddisfacenti e gratificanti con gli altri solo nel momento in cui partiamo da noi stessi e riusciamo a comprendere la nostra interiorità, dandole spazio e ascolto, creando armonia.

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